"Energia Verde" dalle campagne
Considerazioni preliminari
Il premio unico aziendale fissato dalla nuova P.A.C. (Politica Agricola Comunitaria) a partire dal 1 gennaio 2005 consentirà agli imprenditori agricoli maggiore libertà e più ampi margini di manovra per realizzare un assetto colturale capace di ospitare finalmente nuove colture, alcune delle quali anche non alimentari.
Le colture tradizionali principalmente legate alla produzione di cereali, adesso che sono scollegate dagli aiuti comunitari, non rappresentano per le aziende agricole locali un indirizzo colturale necessario ed essenziale, dati i prezzi di mercato che non remunerano nemmeno le materie prime impiegate e i consumi diretti. La crisi della coltivazione del tabacco, la crisi della zootecnia per effetto della BSE (mucca pazza) e, non ultima, la crisi delle coltivazioni di ortaggi e in particolare dei pomodorini, lasciano poche alternative ai nostri imprenditori agricoli, alle prese con costi di produzione ogni giorno crescenti (costo dei carburanti e delle materie prime) e prezzi dei prodotti agricoli costantemente in calo. Su un altro piano, la crisi delle fonti energetiche legate al caro petrolio impone la ricerca di fonti energetiche alternative, in attuazione sul piano generale del protocollo di KIOTO, e sul piano particolare per cercare di favorire gli operatori economici locali attraverso l’utilizzo di fonti energetiche a più basso costo.
Il Comune di Casalbore, all'interno della progettazione del P.I.P. ha inserito per questo la previsione di un impianto che producesse energia da fonti rinnovabili a servizio anche delle aziende che andranno ad insediarsi.
Le ultime esperienze avviate nelle regioni del Nord Est (Alto Adige) e nel Centro Italia (Umbria), suggeriscono l'opportunità di guardare alla campagna e ai suoi prodotti che possono contribuire alla produzione di energia. In queste Regioni sono stati, infatti, sperimentati alcuni tipi di coltivazioni particolarmente indicati per produrre materiale legnoso in grado sviluppare energia attraverso la combustione.
Si tratta in pratica di piante con ciclo annuale (short rotation forestry), il cui taglio ed essiccazione permettono la produzione di pellets di legno da destinare alla combustione per produrre energia.
Tali coltivazioni sono principalmente:
- pioppo ibrido,
- sorgo da fibra,
- talee,
- paulownia,
- robinia,
- discanto.
Oltre a queste coltivazioni molti altri prodotti derivati (cioè secondari) dell'agricoltura si prestano a tale utilizzo. Per esempio:
- ramaglie boschive provenienti dalla pulizia dei boschi e delle siepi
- potature di uliveti, vigneti e frutteti
- stocchi di mais, girasole, ecc.
- paglia dei cereali.
Tali produzioni agricole producono quindi la materia prima per la combustione di un impianto a biomassa agricola che produce energia pulita. La combustione della biomassa agricola, infatti, ha un impatto positivo sull'ambiente poiché la quantità di CO2 (anidride carbonica) rilasciata in atmosfera dai fumi di combustione è pari a quella presente nella materia vegetale delle piante tramite la fotosintesi.
In altre parole, se i residui e gli scarti forestali fossero lasciati all'aria aperta rilascerebbero la stessa quantità di CO2 prodotta dal processo di combustione. Si produrrebbe, così, energia senza emissioni aggiuntive di anidride carbonica. Quindi il procedimento risponde concretamente alle necessità di riduzione delle emissioni di gas serra.
I vantaggi per l'agricoltura
E' noto che la nostra agricoltura si basa su un sistema agrario molto frammentato, costituito da aziende piccole o molto piccole (mediamente poco più di 5Ha per azienda) che operano in un territorio impervio, che non consente colture estensive, con più alti costi di produzione rispetto ai territori di pianura, con produzioni tipiche di nicchia di alta qualità che stentano a trovare il giusto riconoscimento economico sul mercato perché non accompagnate da un marchio che le caratterizzi, in mancanza di una organizzazione agronomica territoriale e alle prese con una crisi ancor più grave delle precedenti legata alle variazioni contenute nella riforma della Politica Agricola Comunitaria.
In precedenza la vecchia PAC spingeva a seminare comunque, anche in zone non vocate, pur di "acchiappare" il più elevato premio comunitario.
Oggi che il regime ha subito una radicale svolta, introducendo il principio del disaccoppiamento (dando cioè gli aiuti per ettaro e non in relazione alla coltura che si pratica), nel 2005 ci si trova a gestire una situazione in Italia dove circa 600 mila ettari sono restati senza coltivazione, in quanto i conti legati alle produzioni tradizionali sono fortemente in rosso. I redditi agricoli sono in evidente calo, la filiera verde sta vivendo un momento di crisi di identità dovuta alla necessità di riorganizzare gli indirizzi colturali entro il 2013 sperando che almeno fino ad allora gli aiuti disaccoppiati rimangano integri. Alla luce di quanto sopra, si può intuire come l'abbandono delle tradizionali coltivazioni non redditizie imponga il problema dell'alternativa, alla luce anche degli obblighi (detti condizionalità) da rispettare nell'ambito della nuova PAC (proteggere i terreni, divieto di bruciatura delle stoppie e dei residui vegetali, regimazione delle acque, evitare il deterioramento degli habitat, ecc).
In uno studio pubblicato dal periodico "TERRA E VITA" n.02/2005 (periodico de "Il sole 24 ore") si evince che per ogni ettaro coltivato, un'azienda agricola non irrigua, perde 106 euro coltivando cereali, 321 euro coltivando mais e 187 euro coltivando girasole. Mentre coltivando il pioppo da energia guadagnerebbe 142 euro per ettaro. Se a ciò si aggiunge che il premio PAC ammonta a 345 euro per il pioppo e a 300 euro per le altre coltivazioni citate, vi è una ulteriore convenienza fino almeno al 2013. Si riporta in sintesi la tabella seguente:
|
Cereali |
Mais |
Girasole |
Pioppo energia |
Costi annui per ha |
526,00 |
831,00 |
547,00 |
432,00 |
Ricavi per ha |
420,00 |
510,00 |
360,00 |
574,87 |
Utile/perdita |
-106,00 |
-321,00 |
-187,00 |
+142,87 |
Premio PAC |
300,00 |
300,00 |
300,00 |
345,00 |
Utile/perdita dopo PAC |
+194,00 |
-21,00 |
+113 |
+487,87 |
Dunque la coltivazione di "Pioppo short rotation forestry" risulta sicuramente conveniente rispetto alle tradizionali colture, per i seguenti motivi:
- basso costo di lavorazione: lavorazioni meccaniche annuali per ettaro pari a circa 120,00 euro;
- scarsa manodopera: a parte la trinciatura, modesto è l'impegno previsto per il diserbo e la concimatura;
- un’alta produttività per ettaro: circa 400 q.li per ettaro all'anno in condizioni normali, che possono raggiungere anche 500 q.li per ettaro in condizioni di terreno irriguo. Ogni ettaro può contenere fino a 12.000 piante a produzione annuale. Un impianto costa circa 3000,00 euro per ettaro ammortizzabili in circa 10 anni. Il ricavo per quintale prodotto si aggira intorno a 1,50 euro (prezzo del prodotto con il 50% di umidità e con raccolta a carico compratore).
E’ ovvio che la realizzazione del progetto è legata alla creazione di una filiera agricola e industriale che organizzi il territorio rispetto alle capacità produttive degli agricoltori e agli obiettivi di produzione energetica minima per raggiungere il livello di convenienza reciproca. Occorre fare sistema mettendo insieme le frammentate realtà agricole rispetto all'obiettivo di raggiungere la massa critica necessaria alla produzione di energia.
Il primo vantaggio che una simile organizzazione evidenzia è sicuramente quello che molti terreni oggi abbandonati e non coltivati verrebbero sicuramente utilizzati a beneficio dell’ecosistema. Aumenterebbe la pulizia delle campagne e dei boschi. Si creerebbe occupazione in agricoltura aumentando la necessità di manodopera, sia per la fase di coltivazione che di raccolta e trasformazione.
Una filiera intelligente che coglie una opportunità di sviluppo per tutto il territorio legata all’economia agricola, che è sempre stata la principale fonte di reddito delle nostre zone.
L'esempio del Centro Italia
Il consorzio dei Produttori Agricoli Acque Minerali Umbre, che si trova a confine fra le Province di Terni e Perugia, ha organizzato una filiera che prevede la produzione di biomassa agricola, la sua trasformazione in energia e il suo consumo in loco, creando dei benefici economici ed ambientali sul territorio di cui godono tutti gli operatori del posto. Il progetto si basa su un’area agricola di 2.800 ettari per un totale di 25.000 tonnellate di produzioni agricole, equivalenti a 18.000 tonnellate di pellet annue.
La materia prima inserita nell'impianto di combustione realizzato è il pellet (comunemente usato anche negli impianti domestici) che si ottiene dalla pressatura delle materie vegetali legnose, ha un elevata efficienza e permette notevoli risparmi rispetto ai combustibili tradizionali ed è l’elemento chiave del processo produttivo di energia a basso costo ambientale e economico.
L'impianto realizzato riceve i materiali legnosi, procede in una prima fase alla separazione degli stessi da eventuali materiali estranei (ferro, pietre, terreno, ecc), poi passa alla macinazione e raffinazione. In una seconda fase avviene la pellettatura con un cippatore che provvede anche al recupero delle polveri della lavorazione. Il pellet che viene fuori da tale fase, viene poi caricato nel serbatoio per essere immesso in combustione. Il controllo sull'utilizzo esclusivo di pellet proveniente da biomassa agricola (cioè da coltivazioni e non da scarti delle industrie del legno o altri) permette che il processo sia ecologicamente sostenibile. Le ceneri della combustione vengono trattenute da filtri che ne impediscono la emissione in atmosfera. Tali ceneri vengono poi consegnate ad imprese che le riutilizzano in parte come concime.
Le popolazioni del posto ricevono un vantaggio economico derivante dall'utilizzo di tale energia pari a circa 3 milioni di euro rispetto al costo che avrebbe quell'energia se prodotta con gasolio e un vantaggio di 1,5 milioni di euro se prodotta con metano. Il consorzio sta puntando essenzialmente sulla coltura del Pioppo a ciclo breve che ha anche numerose varietà adattabili alle diverse condizioni del terreno e del clima. Vi sono anche talee legnose di circa 22 cm di lunghezza.
Il tempo per la messa a regime di un nuovo impianto è di circa 2 anni. Le piante del pioppo già al primo anno raggiungono 4 metri di altezza e alla fine del secondo arrivano a 7-8 metri. Vengono raccolte nel periodo del riposo vegetativo fra novembre ed aprile. Dopo il taglio le ceppaie rimangono sul posto, perché da queste verranno poi rigenerati i nuovi getti, che si rinvigoriscono con gli anni grazie ai sempre più robusti apparati radicali della ceppaia stessa.
Il Consorzio ha concluso contratti pluriennali agli agricoltori per tutte le materie prime vegetali, coinvolgendo una serie di contoterzisti dediti alla raccolta. Un modello di impresa innovativo, dunque, che parte dall'agricoltura e arriva all'industria utilizzando risorse e processi naturali, di elevato valore etico, sociale ed economico. L'autoconsumo dell'energia, cioè il fatto che si produca qualcosa che viene consumata dal territorio e che serve al territorio, rende sicuri i canali di vendita del prodotto finito (l'energia) riparando gli agricoltori dal rischio, verificatosi in altre occasioni, di concludere contratti pluriennali che poi non vengono rispettati, per mancanza di ritiro del prodotto o per variazioni delle condizioni di mercato inizialmente pattuite.
Il progetto
Il comune di Casalbore intende promuovere all'interno del PIP, in località Verdelee, la realizzazione di un impianto di produzione di energia da biomassa agricola, coinvolgendo il mondo agricolo locale e comprensoriale per la produzione del materiale legnoso necessario, per i seguenti motivi:
- creare un'alternativa in agricoltura per le numerose aziende locali;
- creare una filiera produttiva-energetica che coinvolga il territorio e crei occupazione;
- approvvigionarsi dell'energia necessaria per i consumi comunali e pubblici;
- fornire energia a basso costo alla popolazione e gli operatori economici locali, nonché a quelle unità che si insedieranno nel PIP;
- fornire teleriscaldamento agli impianti comunali (scuole, comune, piscina comunale in corso di realizzazione).
Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso le seguenti azioni:
- sviluppo di un programma di investimento con un partner del settore attraverso la costituzione di una società di gestione;
- coinvolgimento delle rappresentanze di categoria degli agricoltori per l'organizzazione della filiera;
- realizzazione del progetto e impostazione della gestione sulla base di un meccanismo di stretto controllo e monitoraggio dell'impianto da parte del Comune.
Proposta di delibera
Pubblicazione di un bando per la ricerca di un partner industriale nel settore della produzione energetica da biomassa agricola per la costituzione di una società di gestione in cui il Comune partecipa con una percentuale massima del 15% costituito dal valore dell'area industriale messa a disposizione.
- Oggetto di valutazione del bando saranno la qualità della progettazione dell'impianto, del bussines plan, della Valutazione di Impatto Ambientale, nonché l’ammontare dei benefits offerti a favore del Comune per l'insediamento e l'esperienza del partner nel settore quantificata in termini di progettazione e di realizzazione di investimenti effettuati.
- Porre a base di gara, per la valutazione dei benefits offerti una quota fissa di euro 120.000,00 annui e una percentuale variabile sul fatturato, fatta salva la quota di eventuali utili aziendali derivanti dalla partecipazione del Comune.
- Dare incarico alla giunta e all’UTC di redigere il bando sulla base dei criteri sopra evidenziati.
- Dare incarico alla commissione costituita per il parco eolico di effettuare uno studio e una verifica preliminare delle proposte progettuali pervenute.
Societą di servizi Casalservizi s.r.l.
La società di servizi Casalservizi s.r.l. del Comune di Casalbore si occuperà della gestione dei servizi comunali, della gestione dei servizi turistici attraverso la promozione dei beni architettonici e storici del Comune e del territorio.
Per informazioni contattare: casalservizi@comune.casalbore.av.it
